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Software Engineering sorpassato?

Software Engineering: An Idea Whose Time Has Come and Gone?
Tom DeMarco, IEEE Software, July/August 2009

Quanto è importante, quanto decisivo il ruolo delle metriche e dei sistemi di controllo per il successo di un progetto? DeMarco rianalizza uno dei suoi testi più influenti, Controlling Software Projects, del 1982, e ne critica l’impostazione globale.

“The book for me is a curious combination of generally true things written on every page but combined into an overall message that’s wrong.
It’s as though the book’s young author had never met a metric he didn’t like. The book’s deep message seems to be, metrics are good, more would be better, and most would be best. […]

I’m gradually coming to the conclusion that software engineering is an idea whose time has come and gone. I still believe it makes excellent sense to engineer software. But that isn’t exactly what software engineering has come to mean. The term encompasses a specific set of disciplines including defined process, inspections and walkthroughs, requirements engineering, traceability matrices, metrics, precise quality control, rigorous planning and tracking, and coding and documentation standards. All these strive for consistency of practice and predictability.
Consistency and predictability are still desirable, but they haven’t ever been the most important things.”

Fucine di software

Le Software Forges (fucine di software) sono ambienti collaborativi nati per lo sviluppo e la diffusione di software open source, il più famoso dei quali è probabilmente SourceForge. Negli ultimi anni, l’esperienza ha avuto un progressivo allargamento anche agli ambiti aziendali, con la creazione di fucine di software all’interno di singole organizzazioni.
Dirk Riehle e altri suoi colleghi di SAP spiegano su IEEE Software March/April 2009 le caratteristiche della fucina interna di SAP e fanno alcuni confronti con quelle, sempre interne, di IBM, HP e Microsoft.

Organizzazione e qualità del software

La complessità dell’organizzazione coinvolta nello sviluppo software potrebbe essere il fattore più importante per prevedere la qualità del software stesso.

Uno studio empirico condotto da due ricercatori Microsoft e da Victor Basili (Università del Maryland) definisce otto misure relative alla struttura organizzativa, e le applica su dati provenienti dal progetto di Windows Vista.

Secondo lo studio, le misure sulla struttura organizzativa costituiscono un indicatore affidabile per prevedere la qualità del software. Più affidabile di altri indicatori che vengono usati comunemente, come il numero di difetti pre-release, il numero di dipendenze, la complessità ciclomatica, il numero di modifiche in corso d’opera.

Il (software) design come fatto sociale

Richard Gabriel è uno dei leader storici della comunità dei software design pattern.

Ha pubblicato da poco uno scritto interessante, Designed as Designer, in cui affronta la tesi romantica della creazione di un design (di un’architettura) come espressione totalmente autonoma di un’individualità. Non è certo il primo a smontare la creatività romantica, ma la sua argomentazione è supportata da esempi illuminanti.

Gabriel evidenzia come ogni design (di un edificio, di una poesia, di un software) sia il frutto di due relazioni:

  • del designer con altri designer, e più in generale con altre persone (collaboratori, revisori, ecc.)
  • del designer con il materiale trattato, che condiziona e influenza ogni scelta di design

Il design non è la semplice implementazione nella materia di una creazione già avvenuta nella testa del progettista, ma un graduale e progressivo processo di lavoro in cui le due relazioni (con la materia, e con le opinioni e i prodotti di altre persone) prendono forma.

Lo sviluppo sw è un fatto sociale, più che tecnologico

“As we realize that software development is often more about people – collaboration, communication, and coordination – than technology, developing ‘soft skills’ such as meeting-management techniques is becoming more important”.

Nell’articolo “When Robert Rules”, su IEEE Software Jan/Feb 2009, Philippe Krutchen segnala un metodo di gestione delle riunioni pubblicato nel 1896 da un generale USA, Henry M. Robert, e ancora utile oggi, le Robert’s Rules of Order.

Evolutionary System Development

Un articolo di Peter Denning, Chris Gunderson e Rick Hayes-Roth, tre esperti IT di lungo corso che lavorano attualmente per la US Navy, la marina statunitense, segna a mio avviso una tappa importante nel percorso verso la piena affermazione dei processi agili.

“The software engineering community has hotly debated preplanned versus agile processes. After a while they reached a truce where they agreed that preplanning is best for large systems
where reliability and risk-avoidance are prime concerns, and agile is best for small to medium systems where adaptability and user friendliness are prime concerns.
We challenge that conclusion. Preplanning is ceasing to be a viable option for large systems. […]

Whereas preplanned development seeks to avoid risks, evolutionary development mimics nature and embraces risks. The developers purposely expose emerging systems to risks to see how they fail, and then they build better system variants. It is better to seek risk out
and learn how to survive it. […]
All the evidence says that that evolutionary processes works for systems large and small, and that risk seeking is the fastest route to fitness. There is too much at stake to continue to allow us to be locked into a process that does not work.”

L’articolo è stato pubblicato nel numero di dicembre 2008 di Communications of the ACM.

Modelli di stima dei costi nel software

Cocomo (Constructive Cost Model) è ritenuto comunemente il modello per la stima dei costi più completo ed affidabile in ambito software.

Achievements and Challenges in Cocomo-Based Software Resource Estimation (su IEEE Software, September-October 2008) è un articolo scritto dal padre di Cocomo, Barry Boehm, insieme a Ricardo Valerdi del MIT.

L’articolo fa il punto sullo stato dell’arte, le criticità e le tendenze nell’evoluzione dei modelli previsionali.

Co-evoluzione di problemi e soluzioni

Mentre ragioniamo sulle possibili soluzioni ad un problema, la stessa definizione del problema può dover essere riformulata.

Uno studio interessante sul disegno creativo, di Kees Dorst e Nigel Cross: “Creativity in the design process: co-evolution of problem-solution

Il modello di co-evoluzione tra spazio dei problemi e spazio delle soluzioni è stato formalizzato in:

Maher, M L, Poon, J and Boulanger, S Formalising design exploration as co-evolution: a
combined gene approach, in Gero, J S and Sudweeks, F (eds.) Advances in Formal Design Methods for CAD, Chapman and Hall, London, UK (1996)