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La nuova divisione del lavoro

È vero che l’informatica riduce posti di lavoro? Se sì, quali tipi di lavoro riduce? Il tema è trattato in modo approfondito in un testo del 2005 di Frank Levy e Richard Murnane: “The New Division of Labor. How Computers Are Creating the Next Job Market”.

Secondo gli autori, l’informatica riduce l’occupazione per i lavori, manuali e non, in cui l’attività è basata sul seguire delle regole e delle procedure. Non ha al contrario alcun effetto negativo, anzi, sui tipi di lavoro che richiedono essenzialmente competenze intellettuali (“expert thinking”) e capacità di comunicazione (“complex communication”).

Da notare il peso che gli autori attribuiscono alla necessità di formazione sulle competenze linguistiche – comunicative (“literacy”) e matematiche: maggiore il tasso di cambiamento in una società, maggiore l’esigenza di leggere e interpretare i cambiamenti in atto per adeguarsi senza esserne travolti.
Ne consegue che le capacità di capire e intervenire sulla realtà (“problem solving”) e di comunicare efficacemente non devono venire insegnate solo nei tipi di scuola più prestigiosi, come i nostri licei, ma anche negli indirizzi tecnici e professionali, in quanto critiche per la sopravvivenza nel mercato del lavoro.

Cloud Computing

Cloud Computing su IEEE Computer, March 2011. Particolarmente interessanti due articoli: “State of Cloud Applications and Platform: The Cloud Adopters’ View”, studio sulle esperienze di uso dei servizi cloud da parte di 150 aziende nordamericane dal 2006 ad oggi; “A Venture Perspective on Cloud Computing”, sulla necessità di adeguare le prospettive di clienti e fornitori nei rapporti di outsourcing basati su offerte di tipo cloud.

Memex

Il Memex è (sarebbe) uno strumento per la memorizzazione delle conoscenze individuali, una “Personal Knowledge Base”, ideato nel 1945 da Vannevar Bush, direttore per la ricerca scientifica del presidente USA Truman, e considerato come l’idea originaria da cui sarebbero poi derivati gli ipertesti.
Stephen Davies in “Still Building the Memex” su Communications of the ACM, February 2011 fa il punto sulle diverse tipologie di strumenti che sono stati realizzati per implementare almeno parzialmente il memex, e su quali requisiti dovrebbero essere soddisfatti per migliorare le implementazioni esistenti.

One Laptop Per Child, un bicchiere mezzo …

L’iniziativa One Laptop Per Child (OLPC), lanciata nel 2005, mirava a fornire entro due anni 150 milioni di PC a basso costo ai bambini del terzo mondo.

I risultati effettivi sono stati molto inferiori, per due motivi principali:
Si è sottostimato quanto sia importante la conoscenza delle diverse realtà sociali e politiche di ogni singolo paese per l’effettiva diffusione degli strumenti tecnologici. I governi non sono tutti uguali, e vanno tenuti in considerazione il punto di vista delle associazioni di insegnanti, dei sindacati, ecc.
L’industria IT si è sentita minacciata dalla promessa di PC a basso prezzo (inferiori a 100 dollari, era l’obiettivo) al di fuori del propro controllo, e ha reagito con proposte alternative come il Classmate di Intel, e la nuova categoria dei Netbook.

“So rather than distributing millions of laptops to poor children itself, OLPC has motivated the PC industry to develop lower-cost, education-oriented PCs, providing developing countries with low-cost computing options directly in competition with OLPC’s own innovation. In that sense, OLPC’s apparent failure may be a step toward broader success in providing a new tool for children in developing countries. However, it is also clear that the PC industry cannot profitably reach millions of the poorest children, so the OLPC objectives might never be achieved through the commercial market alone.”

L’analisi sullo stato dell’iniziativa OLPC è stata pubblicata da Kennet Kramer, Jason Dedrick e Prakul Sharma in Communications of the ACM, 06/2009.

La nuvola

The cloud – la nuvola. L’infrastruttura di elaborazione evaporata.

O, meglio, servizi di elaborazione erogati allo stesso modo dell’energia elettrica, da grandi centrali che garantiscono una continua disponibilità. Le stanno costruendo, tra gli altri, Microsoft, Google, IBM, HP, Amazon.

Una soluzione attraente – in termini di costi – per diverse tipologie di potenziali clienti. Ma con rischi significativamente diversi rispetto ad altre forme di outsourcing.

Al cloud computing è dedicato un inserto pubblicato il 23 ottobre dall’Economist.

Italia: 80.000 imprese IT

La Camera di Commercio di Milano ha pubblicato i risultati di una propria elaborazione sui dati del registro imprese.

Riporto l’intestazione:
“LA CARICA DELLE 80 MILA IMPRESE INFORMATICHE ITALIANE
+7,4% in quattro anni, 4 miliardi di euro di commercio estero
25 mila nuove assunzioni di personale qualificato nel 2008
Lombardia e Milano prime in Italia per imprese. Seguono Roma e Torino.”

Userei meno trionfali, visto lo stato dell’economia italiana in generale e del settore IT in particolare. 80 mila imprese (la grande maggioranza individuali!) è un dato sconsolante, indice di frammentazione e debolezza.