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Requisiti e maieutica

Il filosofo greco Socrate affermava di essere come un’ostetrica, dato che cercava di portare alla luce le conoscenze che i suoi interlocutori portavano già dentro di sé, ma non avevano ancora chiare, non avevano ancora tirato fuori.

Lo faceva attraverso il dialogo, discutendo, come testimoniato dalle opere pubblicate dal suo allievo Platone. Facendo delle domande. Prima generali, poi via via più approfondite. Come deve fare chi vuole chiarire i requisiti per un sistema da sviluppare o fare evolvere.

Chiarire i requisiti è necessario, per chi li deve soddisfare. Li vogliamo precisi. Ma i requisiti non nascono già chiari, precisi, completi nella testa di qualcuno. Sono sempre il risultato di un dialogo, di un processo di interazione. Non potrebbe essere altrimenti.

Chi chiede il sistema, o la nuova versione del sistema (chiamiamolo “cliente”) ha un’esigenza e la manifesta. Ma non è, se non in casi particolari, un esperto di progettazione dei sistemi, non conosce tutti gli aspetti di cui è necessario tener conto per valutare fattibilità e impatto, non sa quanto possano costare le diverse soluzioni possibili per soddisfare la sua esigenza, non ha risorse infinite.

Il suo interlocutore (chiamiamolo “analista”) ha il compito di aiutarlo a chiarirsi le idee. Di aiutare il cliente a capire i costi e i benefici di ciò che sta chiedendo, i contro e i pro, i rischi e le opportunità. Dialogando.

Condurre il dialogo tra “analista” e “cliente” per chiarire i requisiti è un’arte, non una scienza. Un’arte che si apprende, con lo studio e con l’esperienza. Si tratta di fare le domande opportune, di usare un linguaggio comprensibile anche sugli aspetti meno intuitivi per chi non ha competenze tecniche, di stimolare la riflessione, di accompagnare i ragionamenti.

Per fortuna, alcuni decenni di esperienze nello sviluppo dei sistemi hanno messo a disposizione degli analisti delle tecniche valide, come i workshop sui requisiti, l’analisi degli scenari di operatività utente (casi d’uso), la quantificazione dei livelli di servizio sugli aspetti non funzionali (prestazioni, carichi, sicurezza, …), la valutazione di prototipi delle interfacce utente.

Queste tecniche possono aiutare l’analista a svolgere la propria attività maieutica, a guidare il chiarimento dei requisiti in modo non solo efficace, ma anche rapido ed efficiente, perché il tempo e le risorse che abbiamo a disposizione per chiarire i requisiti sono sempre più limitati.

E sono tutte tecniche basate sul dialogo, sulla formulazione di domande, sull’analisi delle risposte (feedback), sul fare emergere velocemente punti di attenzione e sull’aumento progressivo del livello di precisione e di chiarezza.

Analisi, cioè scomposizione

Il termine analisi viene dal greco antico. “Ana” è ciò che sta sopra.
“Lisi” è lo scioglimento, la scomposizione. La scomposizione di ciò che
sta sopra.

“Ciò che sta sopra” è il problema da risolvere, oppure l’oggetto da
esaminare. Considerato, in partenza, nella sua globalità, come un
tutt’uno. Una scatola nera.

Compito dell’analisi è capire le caratteristiche dell’oggetto esaminato,
trasformarlo da opaco (la scatola nera) in trasparente, rivelando gli
elementi da cui è composto. Ad esempio, se esaminiamo un processo,
individuando le attività che lo costituiscono. Se esaminiamo un sistema,
individuandone le parti. Scomponendo.

L’analisi scompone il proprio oggetto in elementi più semplici. E se gli
elementi individuati sono ancora troppo complessi, troppo a “grana
grossa”, si può analizzarli a loro volta, scomponendoli, fino a
individuare elementi a “grana fine”, semplici quanto basta. Un sistema
viene scomposto in sottosistemi, un sottosistema in componenti, un
componente in moduli, e così via, fino al punto in cui riteniamo che non
valga la pena di scomporre ulteriormente.

Quando usiamo la lingua inglese, chiamiamo questo procedimento
“top-down”. Di nuovo, come in greco antico, “scomposizione di ciò che è
sopra”.

Ma come bisogna scomporre? O meglio, esiste un modo giusto, corretto,
per effettuare la scomposizione (l’analisi)? Un unico modo?

No. Ogni oggetto da analizzare può, anzi deve essere esaminato da
diversi punti di vista. Secondo diverse tecniche.

Ad esempio, in linguistica, una frase può essere sottoposta ad analisi
grammaticale, analisi logica, analisi del periodo.

Analizzando una specifica dei requisiti per la progettazione di un
sistema, possiamo valutare il livello di coerenza, di completezza, di
precisione, eventuali aree di ambiguità.

Nelle architetture software, l’analisi può affrontare gli aspetti
strutturali (la strutturazione del sistema in parti), gli aspetti
dinamici (come le parti interagiscono tra loro), le dimensioni di
qualità (ad esempio gli aspetti di sicurezza, di prestazioni, di
affidabilità, di usabilità).

Gli approcci più maturi e più utili a disposizione degli architetti
software, come quello delle viste architetturali “4+1” di Philippe
Krutchen, e quello del gruppo di “Documenting Software Architectures”
del Software Engineering Institute, evidenziano che l’analisi di sistemi
complessi – come quelli software – va affrontata da diversi punti di
vista, non da uno soltanto.

Scegliere gli analisti

“Scegliere un analista comporta molto più che selezionare la persona con maggiore esperienza in una particolare tecnologia o dominio.

La verità è che dovete trovare qualcuno che sia indipendente delle applicazioni e delle tecnologie all’interno del vostro ambiente e che abbia soprattutto le capacità fondamentali che servono a un analista. La seconda cosa di cui dovete sincerarvi è che abbiano una personalità adeguata al vostro ambiente e al ruolo assegnato.

La cosa meno importante sono le tecnologie specifiche su cui hanno esperienza (a meno che non si tratti di un ambito molto particolare, che richiede una lunghissima curva di apprendimento). Un bravo analista ha la capacità di entrare nel merito dei problemi e di imparare nuove tecnologie molto rapidamente.”

Barbara Davis, “Competency Based Assessment, Selection & Management of Business Analysts”, in Requirements Network.

Babok online

Babok sta per Business Analysis Book of Knowledge, una guida alle attività di analisi prodotta da un organismo chiamato IIBA (International Institute of Business Analysis).

Il Babok è acquistabile come libro, ma può anche essere letto online gratuitamente su Google Books.