Scuole di software testing

Il software viene testato troppo poco. Almeno, questo è ciò che ci viene da pensare quando funziona male.

Ma qual è il modo migliore di testarlo?  Testare un software critico per la vita umana è un conto; il sito web di un’associazione tra amici comporta di solito meno rischi, anche quando ha dei problemi.

Per il testing si possono adottare diversi approcci organizzativi e tecnici, diverse strategie, diverse tattiche, diversi strumenti.

Per evidenziare affinità e differenze, anni fa alcuni esperti identificarono quattro “scuole” di software testing: l’analitica, l’industriale, la “Quality Assurance”, e infine la propria, “Context-Driven”. L’esistenza e la caratterizzazione delle quattro scuole si possono leggere nella presentazione del 2003 “Four Schools of Software Testing“, di Bret Pettichord.

La “Context-Driven School“, in particolare, affermava che la scelta del processo, delle strategie, delle tattiche e degli strumenti varia in modo sostanziale a seconda del contesto in cui ci si trova: quale tipo di prodotto, in quale mercato, per quale tipo di utenti/clienti, in quale situazione organizzativa.

Un recente e interessante dibattito tra due tra i maggiori esperti di software testing, Rex Black e Cem Kaner, ha discusso se la distinzione in “scuole” sia ancora utile, o non sia soprattutto un argomento usato da alcuni consulenti per promuovere le proprie attività denigrando quelle di altri. Probabilmente entrambe le cose sono vere, come emerge dal video del dibattito: http://kaner.com/?p=437 .

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